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Tunisia
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Trascorrere qualche giorno in Tunisia,
anche in primavera, può essere una bella esperienza di viaggio,
relativamente vicino a noi. Ad una distanza relativamente breve
dall’Italia, solo un’ora e mezza di volo, si possono scoprire usi e costumi,
posti e genti molto diverse da noi. A prezzi molto accettabili. E’ un
viaggio breve, che ci porta a girare per questo luogo, ancora ricco di
misteri, di tradizioni e culture lontane.
Una delle mete da non mancare è il
deserto, dove poter programmare una bella escursione a bordo di
fuoristrada. La magia del deserto, con il suo paesaggio unico, immerso nei
colori cangianti sotto la luce del sole, la sua notte magica, le tipiche
tende, la gente del posto, i piatti tipici, i falò nella notte, rendono
questa esperienza veramente suggestiva e unica.

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Il macellaio di Djerba
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Dopo una lunga e piacevole
giornata trascorsa al mare, tra sole, nuoto, ozio e qualche gita a cavallo
lungo le bianche spiagge di Djerba, rientriamo con l’unico pensiero di fare
una bella doccia e uscire. Andare alla scoperta dei luoghi soliti o insoliti
del paese lasciandoci portare unicamente dal nostro istinto.
Finalmente siamo pronti,
prendiamo la macchina e via. Ci addentriamo per le strade malconce di Djerba.
La viabilità non è certo delle migliori sia all’interno che, ancor di più,
nelle zone limitrofe. Ma non è certo questo che può scoraggiarci. La nostra
macchina made in japan si comporta discretamente e noi abbiamo voglia di
scoprire. Girovaghiamo, per prendere confidenza con il posto e vedere,
conoscere, ammirare. Notiamo tanti cantieri aperti: è un posto che si stà
ancora realizzando.
Scattiamo qualche foto, chiacchieriamo con qualche
ragazzo per strada. Nelle strade, molti uomini. Nei locali, molti uomini
seduti intenti a misurarsi nell’arte del dolce far niente, magari a fumare
il narghilè in compagnia. Di donne in giro neanche a parlarne. Vivo la
sensazione di una società maschilista. Passiamo da una via all’altra, lungo
le vie semi asfaltate e polverose, tra negozi, bar e banchi vari. E’ quasi
buio, cominciamo ad aver fame, specialmente dopo aver mangiato solo della
frutta durante la giornata. Tra una chiacchiera e l’altra con qualche tizio
del luogo, ci segnalano un posto tipico dove poter mangiare della buona
carne locale preparata al momento. Seguiamo attentamente le indicazioni. Ci
prepariamo ad una lauta cena. Immaginiamo un ricco piatto da assaporare.
Sappiamo già che non è un locale turistico e rifinito, ma ci hanno
assicurato circa la bontà dei prodotti. Siamo preparati al tipico “rifugio”.
Percorriamo una lunga via buia, pensiamo di aver sbagliato quando scorgiamo
una luce al neon in lontananza, proprio laterale alla strada. Il posto è
quello. Finalmente siamo arrivati. Lasciamo la macchina proprio di fronte al
locale in un larghetto polveroso . Scorgiamo da fuori che è una macelleria,
con gli animali appesi per la vendita, un piccolo banchetto interno, un paio
di tavoli di plastica proprio nell’aia polverosa fronte strada. Un omino, in
uno strano vestito tipico del luogo, ci accoglie simpaticamente. Il suo
volto assomiglia al buio del vuoto, perduto nel suo tipico copricapo bianco
che gli avvolge l’intera testa. Ha un bel gilet multicolore e delle scarpe
strane sotto dei pantaloni stretti in fondo e larghi ai fianchi, con il
cavallo che si perde tra le mille pieghe. E’ una persona simpatica, cordiale
e allegra, mi sembra un tipo anomalo rispetto agli altri che abbiamo
conosciuto. Finalmente ci sediamo. La fame ha già preso il sopravvento su di
noi. Con l’amico tunisino ci capiamo fra un italiano stentato suo e qualche
gesto nostro, ma riusciamo ad ordinare della carne alla griglia e delle
patate. La griglia è proprio lì, in bella vista, a due passi da noi che già
arrostisce qualche pezzo di carne per altri avventori nostri vicini (gli
unici!). Il tavolo, le sedie, le posate, i bicchieri danno il senso di
precario e provvisorio molto in linea con l’intero posto. Non possiamo
chiedere altri tovaglioli di carta. Dicono che non ce ne sono altri, ma
abbiamo netta la sensazione che non vogliano privarsi di merce pregiata! Ma
non ci interessa niente, abbiamo fame, siamo allegri, c’è anche una musica
di accompagnamento e vogliamo mangiare. Birra e patatine in attesa del
piatto forte: la carne! Li vediamo indaffarati intorno al fuoco, si parlano
animatamente in un linguaggio incomprensibile, senza capire se stanno
parlando seriamente, se scherzano o se stanno litigando, in qualsiasi caso
,secondo noi, si sarebbero comportati ugualmente.
Uno di loro, un tunisino
vestito di bianco, dall’aria seriosa e lo sguardo un po’ truce, ci passa a
fianco e si avvia oltre la strada con passo flemmatico. L’amico simpatico,
col suo fare chiassoso, ci dice qualcosa di incomprensibile e noi annuiamo,
facendogli capire di aver capito ma in realtà non abbiamo capito nulla!
Niente di importante, pensiamo.
Dopo qualche minuto,
vediamo spuntare dalla strada il tunisino vestito di bianco. Immerso
nell’oscurità e al riflesso del neon sembra una specie di apparizione. Con
sé, porta al guinzaglio, come un affettuoso cagnolino, un piccolo, bianco,
agnellino. E’ un’immagine quasi tenera. Entrambe le figure completamente
bianche, la stranezza dell’agnello al guinzaglio, un sorriso appena
accennato dell’uomo che, ora, sembra meno serioso, rendono la cosa quasi
surreale.
Ritorna così alla sua
postazione. L’uomo e l’agnello sono lì, vicino a noi. L’agnello sempre con
il guinzaglio e lui, flemmatico, prende qualcosa dal banchetto, dà una
carezza all’agnello, gli toglie il guinzaglio, gli passa la mano
delicatamente sotto il collo, gli alza leggermente la testolina e… zac!, con
un coltello affilato, in un sol colpo, sgozza il povero, piccolo, agnello.
E’ un’immagine raccapricciante. Che si sussegue in un tempo brevissimo ma
che, allo stesso tempo, sembra durare un’eternità nella mia mente e nel mio
ricordo. La ricordo come se fosse stata vissuta al rallentatore. In quel
momento quel gesto non me lo aspettavo. Proprio lì al nostro fianco. Il
corpo dell’agnello sanguinava sul terreno, tenuto dalle mani del tunisino
vestito di bianco, che aveva un sorriso ancor più accentuato, quasi un
ghigno. La sensazione è stata per noi molto forte. La fame era sparita
d’incanto. Ci sentivamo come se ci avessero dato un forte calcio nello
stomaco. Non mangiammo più nulla.
Riprendemmo a girare nella
notte. by Caribe
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Profumo di spezie e un matrimonio berbero
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E’ un bel pomeriggio d’aprile, decidiamo di andare un po’
in giro per mercati. Ci addentriamo in un tipico mercatino. Nell’aria si
spande il profumo delle mille spezie che, una moltitudine di venditori,
propone agli avventori. Hai l’idea di trovarti in un caleidoscopio dove,
nell’attraversare tutte le sfumature dei colori, combatti con intensi
profumi, più o meno gradevoli. L’ambiente
è tipicamente arabo, dove le contrattazioni sono piuttosto animate e
finalizzate a spuntare il prezzo migliore, ma allo stesso tempo un modo,
tutto loro, per comunicare e per scoprire gli altri. Probabilmente, se un
cliente acquistasse un qualcosa senza contrattare, non saprei valutare se
resterebbero più soddisfatti dal prezzo spuntato o insoddisfatti da una
mancanza di contrattazione. Questo è un elemento che fa parte di loro, a cui
non sanno rinunciare. Ci sono tante cose interessanti, lontane dal nostro
mondo dello shopping, anche se in tanti propongono la stessa mercanzia,
prodotta in serie. Le cose che più mi attraggono sono le tipiche lampade di
terracotta, lavorate grezze con tipici disegni che lasciano attraversare la
luce. Più ci addentriamo e più crescono i vari venditori che ti
“perseguitano”. Ci ritroviamo in un negozio/fabbrica artigianale di tappeti,
dove cercano di appiopparti di tutto, ma resta comunque interessante
scoprire quel luogo. Il mercato, un posto tumultuoso, caotico, dove le grida
si confondono alle musiche, i profumi gradevoli di alcune spezie ad
altrettante puzze nauseabonde, i prodotti locali di artigianato sulle mille
bancarelle mischiati ai tipici sapori del mondo arabo. E’ un posto molto
vero, che esprime bene il carattere della loro terra. Cerchiamo di
divincolarci dal mercato, ne abbiamo abbastanza! Ci addentriamo in strade a
noi sconosciute. Dopo un breve cammino, ci ritroviamo, senza sapere come, al
centro di una moltitudine di persone che si agita. Non riusciamo a capire
cosa stia accadendo. Capiamo che non si tratta di qualcosa di cui
preoccuparsi, sembra piuttosto un evento programmato. Ci soffermiamo e
vediamo tanta gente indaffarata in varie attività. Un capannello di persone
sta preparando qualcosa intorno a dei ragazzi in costume tipico. In breve,
da un momento di completo disordine, si crea un largo varco in modo da
consentire l’attraversamento della folla, in direzione di un, più o meno
lontano, campetto all’aperto. Ancora non capiamo. Già in lontananza però
sentiamo delle grida e delle specie di fischi (ma tali non sono, è un tipico
gridare arabo che assomiglia ad un fischio ripetuto, che si protrae a lungo
in modo alternato); sentiamo un rumore di cavalli in corsa e, proprio dal
varco tra la folla, d’un tratto appaiono dei cavalieri in corsa su dei
tipici cavalli berberi. Sono abbigliati in costumi sgargianti, che
evidenziano una loro tipicità; si agitano sul loro destriero, gridano,
schiamazzano e, portano con sé dei fucili. Capiamo che ci troviamo nel bel
mezzo di una celebrazione. Quei cavalieri non sono soli, dietro di loro ce
ne sono molti di più e tutti si avviano verso “il campetto”. Anche la gente
intorno, va in quella direzione, creando una specie di processione. Siamo
molto incuriositi e ci avviamo anche noi. Intanto fervono i preparativi in
quel capannello di persone in costume locale. Prendiamo posizione. In un
tempo brevissimo, che lascia intendere l’organizzazione dell’evento, i
cavalieri sono già tutti posizionati. All’interno del campetto inizia così
un’esibizione di cavalieri, che ha tutti gli attributi di un arcaico
rituale: si cavalca in piedi, urlano cose incomprensibili a noi, sparano
colpi con i fucili (a salve), corrono con quei cavalli all’interno del
campetto. Fanno evoluzioni di vario genere. La gente partecipa festosa. Ci
siamo anche noi, insieme a qualche altro turista capitato lì per caso. E’
molto suggestivo, ma ancora non abbiamo svelato l’arcano. Sentiamo un
vociare, poi delle grida, dei tamburi (? - o non sappiamo esattamente cosa),
e nel frattempo si avvicina in lontananza un gruppetto di persone alla testa
di altri cavalieri. In breve vediamo che, tra essi, su un bel cavallo
bianco, c’è un cavaliere completamente coperto da una specie di tenda
variopinta, ma di base bianca, sorretta da un qualcosa che tiene rigida la
struttura. Tutto gira intorno a quel cavaliere, che, capiamo, deve essere
l’interprete principale. Si avvicina con fare calmo e disinvolto. E’ così
che capiamo, da alcuni movimenti, dal rituale che si consuma, dai gesti, gli
atteggiamenti della gente che ci troviamo nel bel mezzo di un matrimonio
berbero. Che quel cavaliere coperto, in realtà, è la sposa. Per la quale si
sta celebrando quella funzione. Lo spettacolo è molto particolare, unisce in
sé il sapore di antiche tradizioni mista ad un chè di numero da circo (per
indicare le grandi capacità dei cavalieri). E’ un rituale che si ripete da
secoli, seppur in modo diverso. Scopriamo così il fascino di quelle
tradizioni e scopriamo che, per loro, esiste tutto un rituale che inizia già
molti giorni prima. In particolare, la sposa sarà al centro delle
attenzioni, di parenti e amici, per giorni e giorni. Il rituale prevede
anche la realizzazione di tatuaggi di hennè sulle mani e sul corpo della
donna, per significare che la festeggiata, la protagonista, non potrà fare
nessun tipo di lavoro e, pare, che abbia anche una simbologia erotica e
beneaugurate per la coppia. E’ stato piacevole scoprire quei rituali,
conoscere cose nuove, vedere quello spettacolo, quella festa. Sulla strada
del ritorno un pensiero mi accompagna: quella donna sta vivendo oggi il suo
giorno di festa, il suo momento di gloria che sogna da quando era bambina,
ma domani l’accompagnerà un’altra realtà, il rovescio della medaglia di
quanto ha vissuto quel giorno. Un ruolo, quello della donna in quella
realtà, fatto di soprusi e di mancanze (di libertà e di rispetto
principalmente), che noti facilmente guardandoti intorno. Questo secondo il
nostro comune sentire e interpretare la vita ed il rapporto di coppia, ma
non penso che anche per loro sia proprio così…
by Caribe
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Utilità: Destinazione Tunisia - Le
microguide di
Lonely Planet per trovare molte utili informazioni di carattere generale
sulla Tunisia. |
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